Trovato in un cassetto ...
Trovato in un cassetto ...
 

Articolo tratto dalla rivista pubblicitaria della società OSVRAM lampade
e illuminazione - Dicembre 1962

Per noi la visita a questa vecchia cereria, aveva un pó il senso di un riverente pellegrinaggio; la prepotente invasione della lampada nei regni tradizionali della candela,ci imponeva quest‘ omaggio che abbiamo reso con un senso di contrizione, ma anche con tanta curiosità. Siamo cortesemente ricevuti dai fratelli Bertoncini, proprietari dell’azienda, che ci tratteggiano a grandi linee la storia della cereria che nacque a Telgate agli inizi del 1700. Potremmo dire che da allora ne è passata di cera sottoi ponti; infatti i Bertoncini si sono trasmessi di padre in figlio l’arte della candela che ancora oggi resiste impavida di fronte al progresso ed alla lampadina.
La fabbrica rimase a Telgate fino al 1921 anno nel quale un disastroso
incendio la ridusse ad un cumulo di rovine. Ma i Bertoncini non si disarmarono e trasferirono armi e bagagli nella sede che stiamo visitando.
Fra circa due mesi si avrà un ulteriore trasferimento in locali più moderni
e funzionali , ed allora la ditta migliorerà i suoi impianti, accrescerà la produzione, ma perderà forse quel fascino che oggi ci attanaglia di fronte a queste vecchie mura, a queste lavorazioni antiquate che sanno di tradizione, che hanno quel lustro dell’antico, che tanto vale perché irripetibile e trova in noi echi sopiti di esperienze mai vissute, ma tramandateci da vecchie generazioni. I Fratelli Bertoncini ci spiegano che anticamente la fabbrica lavorava esclusivamente per la Chiesa. Erano, come sono adesso,speciali lavorazioni di candele che devono essere fatte a mano in quanto, il diametro desiderato, si raggiunge attraverso bagni continuativi della candela in formazione, nella vasca che contiene la paraffina fusa.

Visitiamo vari reparti e notiamo che i titolari cerchino di indirizzarci verso quelli più industrializzati,i soli che sopravvivranno nella nuova fabbrica. Loro non provano più, forse a causa dell’abitudine, l’emozione nell’ammirare la sezione più vecchia, dalle quale sono scattate le foto presenti nel nostro servizio. La visione è quasi polare. La paraffina è ovunque: in larghe chiazze sul pavimento ove i nostri passi devono procedere con cautela, aggrumata su di un vecchio scaleo o su grandi tini di legno. Sembra neve, sembra ghiaccio che però al tatto non da un senso di gelo, ma al contrario di materia calda e duttile. Le mura annerite dal tempo danno maggior risalto a questo scenario bianco nel quale pare di vedere muoversi uomini rozzi e vigorosi del 700. Restiamo muti in ammirazione e ci spiace uscire da questa fuga indietro nel tempo. Vediamo file di candele votive appese l’una a fianco all’altra come panni al sole, vediamo lunghi stoppini che come le corde di un’arpa si immergono nella vasca di paraffina dalla quale riemergono con una consistenza sempre maggiore. Ammiriamo l’agilità delle mani delle lavoranti, che sono mani delicate e intelligenti che si muovono ad un ritmo sorprendente così che i singoli movimenti sfuggano dalla percezione visiva.

Per ultimo visitiamo il reparto delle candele lavorate:sia sagomate in forme
che le rendono simili a statuette di giada, sia dipinte con le più varie figurazioni. Chiudendo la nostra visita ci soffermiamo ancora una volta alla vecchi fucina dove i muri neri e i tini arabescati da una fantastica gelata ci provocano un senso di rimpianto verso il meraviglioso passato. Ora ci attende l’autostrada per Milano, con la sua nebbia e il suo gelo fatto di ghiaccio vero, viscido e freddo. Ci attendono muri freddi e levigati senza personalità e macchine moderne. Stringiamo la mano ai fratelli Bertoncini, a questi uomini ai quali la tradizione ha conferito una nobiltà effettiva e che appartengono al ceppo di quei tenaci Lombardi cui tanto deve l’economia Italiana. Sono passati più di cinquant’anni da quando questo scritto è stato pubblicato. Tante cose sono cambiate, il mondo è cambiato. Persino la nebbia citata nell’articolo sembra fare parte di un tempo che non può tornare. Luigi e Toti, i fratelli Bertoncini del racconto, non ci sono più, ma andandosene hanno lasciato ai loro ragazzi la passione per quest’arte che, nonostante una necessaria modernizzazione, rimane nelle fasi più importanti ancora artigianale. La Cereria è sopravvissuta ad un altro fuoco che ha reso necessario il trasferimento nella sede di Grassobbio. Ma resiste, come fosse un Guerriero della Luce. Paolo e Davide portano oggi avanti il lavoro del loro papà Toti, cercando di non abbassare mai la guardia di fronte al calo di qualità imposto dalla globalizzazione e dalla importazione senza scrupoli. Colori brillanti, nuove forme e materie prime di ottimo livello, abbinate alla devozione per quest’arte pluri centenaria, sono la base delle nostre creazioni che difficilmente deludono il cliente e rendono il nostro prodotto apprezzato in tutto il mondo.